Abbiamo riportato alcune delle testimonianze significative,
quelle che ci hanno dato e continueranno a darci ma soprattutto a darvi
la voglia di andare avanti e di non interrompere mai il lungo "ponte"
che ci lega alle Filippine.
IL DIARIO DI UN VIAGGIO…
19 AGOSTO 2008
Ecco siamo nelle Filippine! Dopo 13 ore di volo, il calore, i sorrisi
e la disponibilita` di questa gente hanno preso il sopravvento sulla nostra
stanchezza, la musica e le danze ricche di mille colori, hanno fermato
il tempo intorno a noi.
Affascinati da un mondo tutto nuovo per noi, abbiamo percepito quanto
sia crudele la realta` di questi luoghi. Realta` difficili da mandar giu`!
Le chiamano "BARACCOPOLI", quelle zone costituite solo da baracche
costruite con lamiere arruginite e pezzi di legno marcio! Ammassate l`una
all`altra in riva ai fiumi di acque putride! Ma la gente ci vive! Ci vive
per esigenza, ci vive perche` quella e` la loro casa! non hanno letti,
non hanno scarpe, e a volte non hanno di che sfamarsi.
Durante le nostre visite in questi villaggi siamo stati assaliti da centiania
di bambini che sbucavano da ogni dove. Con loro abbiamo avuto modo di
giocare, cantare, portare loro dei piccolo doni.
I loro sorrisi rimarrano sempre nei nostri cuori,anche se non scorderemo
mai le condizioni pietose in cui si trovano.
Molti di questi bambini vanno avanti grazie alle adozioni a distanza che
noi offriamo loro, ma la strada e` ancora molto lunga, e c`e` ancora tanto
da fare per questa gente! Noi siamo dei semplici messaggeri ed apostoli,
ma confidiamo in voi italiani di fare un piccolo gesto per questa popolazione
che ha tanto bisogno di noi!
Tra l’ 8 e il 27 Febbraio 2008
P. Antonio Piccirillo, Giovanna Trasi e Gennaro Ferraiuolo sono stati
nelle Filippine a visitare i nostri bambini , studenti e seminaristi.
Le foto di queste pagine sono il ricordo incancellabile che vi offriamo,
per non dimenticare!
Il racconto di un giorno…tra i tanti 13 Febbraio 2008 (visita in
un villaggio)
… Sentirne parlare sì, vedere le foto sì, ma trovarsi
lì, tra cunicoli maleodoranti per le fogne a cielo aperto e bui,
anche in pieno giorno, è tutt’altra cosa. Veri labirinti
che solo con la preziosa guida delle parent leaders (mamme di bambini
adottati responsabili in quel villaggio) e Suor Carla, riuscivamo a percorrere.
Non una strada, né un pavimento, né un letto, né
una culla, né un lavandino… niente, solo lamiere arrugginite
e pezzi di legno uniti insieme…
…Alla fine un solo pensiero:Adozione a distanza significa tentare
di tirarli fuori di lì…
Un grazie di cuore a chi accetta la sfida..!!!
AGOSTO 2006
Mi presento….
La scelta di un viaggio in missione non è nata dal nulla, ma dopo
una lunga riflessione che trova il suo punto d’inizio attraverso
le parole del papa Giovanni Paolo II nel suo discorso durante la giornata
mondiale dei giovani del 2000.
Egli diceva:
“Carissimi giovani, vi affidai una Croce di legno invitandovi a
portarla nel mondo, come segno dell’Amore del Signore Gesù
per l’umanità e come annuncio che solo in Cristo morto e
risorto c’è salvezza e redenzione. Da allora, essa ha compiuto
un lungo ed ininterrotto pellegrinaggio attraverso continenti, mostrando
che la Croce cammina con i giovani, ed i giovani camminano con la Croce.
Alla vigilia del nuovo millennio vi chiedo di farvi - sentinelle del mattino,
in questa aurora del nuovo millennio“
Queste parole hanno suscitato in me il desiderio di realizzare qualcosa
di concreto sia nel quotidiano sia oltre. Nel corso degli anni questo
desiderio di missione è divento sempre più forte fino a
quando io e mia sorella non abbiamo deciso di partire per le Filippine.
Non ho intenzione di parlare oggi di quanto sono povere le Filippine in
senso materiale, ma di come questa povertà è importante
e vitale per ognuno di noi. Ciò che ti raccontano non è
mai abbastanza per prepararti ad una simile esperienza. Sai di non essere
pronta, quando l’aereo sorvola un paesaggio così devastante.
Si vedevano solo lamiere ammassate tra grattacieli altissimi.La miseria
che si percepisce è qualcosa che ti logora dentro. All’ inizio
lo sconforto era tanto, ma quando siamo entrate in contatto con il popolo
filippino è nato un bisogno di cui non riesci a farne a meno. La
gioia e la voglia di vivere che c’è nello sguardo di ognuno
di loro è indescrivibile. E’ difficile osservare la tristezza
e l’amarezza, perché nei loro volti si legge solo felicità.
E’ un popolo che esprime se stesso attraverso il canto e il ballo.
Sono sempre pronti ad accogliere e questo c’ è stato dimostrato
già dal primo giorno.
Arrivate nella missione,un gruppo di bambini
ci attendeva con un sorriso intenso e forte. Scese dalla macchina, ci
sono saltati addosso ridendo per darci il benvenuto. Non ci conoscevano,
era la prima volta che ci vedevano, eppure ci salutavano con un entusiasmo
mai visto prima. Da qui iniziammo a fare i primi paragoni. Un bambino
da noi lo conosci e devi chiedere per piacere per farti salutare come
se fosse un obbligo, lì il saluto è prima un piacere e poi
un onore, è la forma più alta d’accoglienza. Amano
imparare cose nuove da culture diverse, ma allo stesso tempo desiderano
far conoscere la propria identità culturale. Quello che ci ha sconvolto
più di tutto sono state le subdivisions. Ogni zona, ogni quartiere
è recintato e diviso dagli altri, con una guardia che controlla.
I ricchi possono andare ovunque, mentre i poveri possono solo rimanere
nel loro quartiere come ghettizzati. I bianchi sono trattati come dei
re. Verrebbe da pensare e a chi non farebbe piacere? Non è così.
Ti senti colpevole anche del tuo colore di pelle. Più ti venerano
e più sai di contribuire alla loro miseria. Ogni cosa che noi compriamo
qui favorisce lo sfruttamento e la miseria lì; è come una
catena di montaggio che può cessare grazie ai contributi non solo
economici offerti.
La possibilità che si dà ai bambini ed
ai ragazzi di studiare, permette loro di distruggere l’ignoranza
e di sollevarsi dalla loro condizione di miseria. Hanno bisogno sempre
di una guida che sia un punto di riferimento, così, come lo sono
le suore e gli stimmatini. Nel loro cammino vedono passare tanta gente
che come noi parte con il desiderio di aiutare, ma torna aiutata. Si dice
“è facile amare i bambini filippini perché sono lontani”
, è vero, non perché sono lontani, perché sono semplici.
Quando vieni a contatto con loro non fai altro che riflettere sulla tua
vita e su come niente è scontato. Tutto ciò che per noi
è normale per loro è ricchezza. Più li ami e più
ti rendi conto che la tua vita è piena di buchi che inizi a riempire,
quando prendi consapevolezza di ciò che ti circonda. Tra noi e
loro si è creato un legame che va oltre la missione. E’ stato
un continuo dare ricevere.
Il lavoro che i missionari svolgono è
immenso. Sacrificano la loro vita per dare voce ai più deboli.
Ognuno di noi contribuisce, o potrebbe contribuire, dando un aiuto per
primo attraverso la preghiera. Tutti noi siamo indispensabili con le nostre
diversità, perché diamo loro la speranza di essere amati
e di far parte di una società; allo stesso modo loro sono la nostra
speranza di poter vivere una vita cristiana pura. Ogni persona può
contribuire a salvare una vita umana. Spero che le mie parole sono state
di aiuto per capire quanto è bello e quanto è importante
pensare all’ altro ovunque egli si trova. In particolare mi rivolgo
ai giovani, perché insieme siamo
LE SENTINELLE DEL MATTINO IN QUESTA AURORA DEL TERZO MILLENNIO
Giulia & Maristella Casella